Libri arabi in biblioteca: le esperienze delle biblioteche di Roma e Torino con le comunità migranti. Suggerimenti, idee e buone pratiche

Abstract: Prima di creare in biblioteca una sezione di libri in lingua araba, l’autrice vuole capire se e come altri sistemi bibliotecari urbani in Italia hanno affrontato la questione, e intervista alcune colleghe di Roma e Torino – città i cui sistemi bibliotecari si sono dotati di un ufficio centrale dedicato all’intercultura – scegliendo le responsabili di quelle biblioteche che possiedono sezioni in lingua araba. Tutte le intervistate concordano nel dire che la semplice messa a disposizione di libri rende poco se non si lavora con le comunità, e descrivono le azioni messe in campo dalla propria biblioteca per avvicinare le comunità migranti, di lingua araba ma non solo, segnalando cosa funziona bene e cosa no. Tutte ritengono fondamentale avere una sezione in lingua araba. Emerge anche l’importanza di avere un ufficio centrale che proponga, progetti, organizzi, coordini, e attivi collaborazioni con altri enti ed uffici.

Una delle prime cose emerse nel corso di questo progetto è la necessità, per la biblioteca, di dotarsi di una collezione di libri in lingua straniera degna di questo nome; in particolare da noi mancano completamente i libri in arabo, e considerando che la comunità madrelingua araba è, dopo quella filippina e centro-sudamericana, la più numerosa nella nostra zona, (fonte: Ufficio Statistica. Comune di Milano) direi che questa è una nostra priorità.

L’apertura di una sezione di libri in lingua non si può certo improvvisare, e tanto per incominciare voglio cercar di capire se e come altri sistemi bibliotecari urbani, in Italia, hanno affrontato la questione. Basta una breve ricerca su internet per capire che Roma e Torino, da questo punto di vista, sono molto avanti.

Cominciamo con Roma. Visitando il sito si capisce subito che qui fanno sul serio: nella colonna a destra della Home Page si trova il riquadro “ROMA MULTIETNICA”  che apre un vero, straordinario portale che oltre a presentare l’intera offerta cittadina in termini di interculturalità – biblioteche comprese  (spettacoli, corsi, incontri, informazioni, libri novità e simili), offre per ogni etnia o paese di provenienza dati statistici, rimandi ad associazioni, librerie, ristoranti, negozi, luoghi di culto, informazioni sull’arte e la cultura, filmografia, e chi più ne ha più ne metta. A sinistra, il riquadro colorato Servizio Intercultura Biblioteche di Roma informa sulle dotazioni documentarie, i corsi, i progetti e tutto ciò che le biblioteche fanno per favorire la conoscenza e la comunicazione fra le persone appartenenti alle diverse culture che interagiscono nella città. Un portale tutto da navigare, dove non manca neppure il rimando all’associazione G2, di particolare interesse. Rete G2 – Seconde Generazioni

Non a caso le biblioteche di Roma si sono dotate di un Ufficio Intercultura, che infatti è quello che ha dato vita al sito, lo gestisce, si occupa centralmente dell’acquisto e della catalogazione dei libri in lingua e propone periodicamente attività culturali e progetti mirati.

Dopo aver visto il video che documenta l’inaugurazione della sezione di libri in arabo della biblioteca Guglielmo Marconi, riesco a parlare con la responsabile Marina Girardet, che mi racconta come il semplice acquisto e la messa a disposizione di libri in arabo (circa 200 libri per bambini, e 250 testi di narrativa per adulti, sia in lingua originale che tradotta) di per sé non avesse dato grandi risultati. La situazione si è sbloccata quando la biblioteca ha realizzato un corso di italiano per donne di madrelingua araba, la mattina dalle 10 alle 12, con possibilità di portare i bambini. Il corso è stato pubblicizzato facendo leva su tutti i possibili contatti che la biblioteca aveva con la comunità araba del territorio, compreso quello con l’imam della vicina moschea, che si è rivelato fondamentale per convincere le famiglie. Alla fine del corso, la consegna dei diplomi si è trasformata in una grande festa, in cui le donne hanno portato montagne di cibo e hanno coinvolto le loro famiglie; da allora la comunità frequenta la biblioteca e la sezione di narrativa in arabo ha riscosso un buon successo. Molto gradite anche le letture per bambini in italiano e arabo, e le presentazioni di libri di autori immigrati.

La collega sottolinea l’importanza del ruolo dell’Ufficio Intercultura per l’acquisto e la catalogazione dei libri, cosa non facilissima per una singola biblioteca, e per aver proposto in varie occasioni attività culturali (presentazioni di libri, letture, incontri tra poesia e musica, ecc…) dedicate alla comunità di lingua araba, che pian piano ha iniziato così a conoscere e frequentare la biblioteca.

Ma vediamo Torino – Anche qui il sito la dice lunga sulla serietà con cui i colleghi si sono impegnati per raggiungere il pubblico degli stranieri: a destra si trova facilmente un link denominato  Servizi per stranieri dove non solo i servizi bibliotecari vengono declinati nelle principali lingue parlate dai migranti, ma si trovano elenchi dei libri in lingua straniera, e la lista completa dei periodici in lingua messi a disposizione dalle biblioteche – completi di link alle edizioni online! Infine, sotto la voce Risorse web per i cittadini stranieri, si trovano i link “Istituzioni e progetti” e “Associazioni e centri culturali” che fanno anche di questa pagina un vero portale, ricco di riferimenti e rimandi utili.

Dopo un po’ di ricerche, parlo con Cecilia Cognigni, responsabile Qualità e Sviluppo del Sistema Bibliotecario di Torino. Mi dice che è dalla fine degli anni ’90 che il sistema bibliotecario si interessa alle comunità di immigrati (e si vede…) I libri in arabo presenti nelle biblioteche sono stati acquistati centralmente, con la collaborazione di una mediatrice culturale e di una docente di letteratura araba dell’Università. Il sistema bibliotecario torinese offre circa 800 titoli in arabo (3.400 copie). Mi fornisce poi i recapiti di alcuni responsabili di biblioteche con le quali ritiene mi sia utile parlare.

Comincio con Giuliana Alliaud, responsabile della biblioteca Primo Levi, una grande struttura di recente apertura situata in un quartiere di immigrazione storica. Anche lei mi dice subito che limitarsi ad acquistare una selezione di testi in lingua straniera non è sufficiente, bisogna anche fare attività per coinvolgere i potenziali lettori. La biblioteca Levi propone alcuni corsi di  italiano per lo più  condotti in collaborazione con Associazioni di volontariato; tra questi il più frequentato è certamente quello rivolto alle donne maghrebine. Il corso si tiene la mattina, due volte a settimana e offre la possibilità di lasciare i bambini a baby-sitter di lingua araba.  Si sono iscritte 120 donne, divise nelle varie classi in base al livello. E’ fondamentale, mi dice, dar loro la possibilità di portare con sé i bambini, offrendo il fasciatoio e simili, ma attenti a non suscitare l’insofferenza del pubblico degli anziani o di altri, inclini a mugugni tipo “fate solo attività per stranieri…” Da notare che il corso non si limita all’insegnamento della lingua italiana, ma prevede anche l’intervento di pediatri, ginecologi, operatori della scuola e dei servizi comunali e fornisce informazioni di vario genere, per poi concludersi con una visita guidata della città che comprende anche l’indicazione di tutti quei luoghi che è utile conoscere! In collaborazione con l’Ufficio Stranieri, poi, la biblioteca Levi ospita un Corso Intensivo di italiano per richiedenti asilo della durata di due settimane. Di grande successo anche il corso di scrittura cinese per bambini, che ha coinvolto questa comunità – altrimenti un po’ invisibile, aggiunge la collega. Anche l’iniziativa dal titolo Vuoi leggere e scrivere in italiano? Condotta dai volontari del Progetto Senior Civico sta dando ottimi risultati; i volontari forniscono aiuto e sostegno per l’apprendimento dell’italiano, con un rapporto uno-a-uno, (quasi un insegnante privato!) a coloro che non riescono a frequentare i corsi.

I libri in lingua più apprezzati sono quelli che si trovano nella sezione bambini, soprattutto se bilingui. La sezione di libri per adulti in arabo comprende sia testi originali che tradotti, ad esempio vi si trovano Dario Fo e Primo Levi; capita infatti che la scuola dia da leggere dei classici che i ragazzi comprendono meglio tradotti nella lingua materna che in italiano. La biblioteca possiede uno scaffale di libri in arabo e due di libri in rumeno,  fra cui molta letteratura contemporanea tradotta. In genere, agli arabi fa molto piacere vedere che vi è una sezione nella loro lingua, ma per ora  si ha l’impressione che siano poco letti. Infatti, prosegue la collega, sono le seconde generazioni che tornano alla lingua madre, le prime sono troppo occupate a imparare l’italiano, e dedicano a questo il poco tempo e le poche energie che possono riservare allo studio e alla lettura.

Anche il fatto che ora il settore dei libri in rumeno cominci a funzionare si spiega se si considera che  si sta affacciando la seconda generazione, che chiede di imparare la lingua dei genitori; mentre i primi immigrati cercavano quasi di nascondere la loro origine, i figli desiderano recuperare le proprie radici culturali. A questo proposito la collega segnala il gruppo di lettura intitolato Da Eminescu a Minulescu. Grandi autori della poesia rumena, organizzato in  collaborazione con una lettrice della biblioteca di lingua rumena, che prenderà avvio nel mese di febbraio.

Avere una sezione araba ha soprattutto un valore di immagine, perché testimonia la considerazione in cui è tenuta la comunità, e manifesta il rispetto, la cura e l’attenzione verso questa grande cultura e per i cittadini che parlano e leggono quella lingua. Questo aspetto è molto importante e non va assolutamente trascurato, indipendentemente dai dati statistici del prestito.

Parlo poi con Maria Giangoia, responsabile della biblioteca Italo Calvino (anche questa grande e nuova), che mi dice che la loro sezione libri in arabo consta di circa 2/300 libri per adulti e un centinaio per ragazzi, questi ultimi in parte bilingui. Stessa quantità i libri in rumeno e in albanese: ora ci sono più rumeni, mentre prima c’erano tantissimi albanesi, ormai perfettamente integrati anche grazie al fatto che avevano imparato l’italiano dalla tv quando erano ancora in Albania. Comunque sono i libri per ragazzi che vengono letti di più; gli adulti vogliono imparare l’italiano, non hanno tempo per leggere nella loro lingua, però avere una sezione con i libri in lingua ha un grande valore simbolico, ad esempio quando si fanno le visite guidate ai CTP (Centri Territoriali Permanenti, ex 150 ore per il conseguimento della terza media) o a chi fa i corsi: trovare i libri nella loro lingua li fa sentire accolti e rispettati, dà loro dignità e considerazione, migliora tantissimo l’immagine della biblioteca e degli stranieri stessi, e questo è di fondamentale importanza anche per gli italiani, che così si abituano ad essere immersi in un mondo multiculturale. Quanto a leggerli… sono le seconde generazioni quelle che tornano alla lingua originaria.

In collaborazione con l’Ufficio Stranieri della città, anche la Biblioteca Calvino ospita corsi di italiano destinati ai richiedenti asilo politico. C’è anche un gruppo, tenuto da un insegnante in pensione, che fa conversazioni in italiano e funziona molto bene. Il progetto Senior Civico sta dando ottimi risultati anche qui, fanno ripetizioni, piccole lezioni e sostegno scolastico per i bambini delle elementari o delle medie. Ci sono tre volontari ogni pomeriggio, è davvero un buon progetto, mi dice la collega. La biblioteca lavora inoltre con associazioni peruviane, rumene, albanesi.

Parlo infine con Patrizia Musco, neodirettrice del Punto prestito G. D’Annunzio, interessante perché si trova in una zona semicentrale piena di stranieri. Qui l’offerta di libri in arabo consta di un ottantina  di libri per ragazzi e di un centinaio di narrativa per adulti, ma la collega mi dice subito che quello che più di ogni altro ha portato gli stranieri in biblioteca è il lavoro con le scuole. Lei si è sempre occupata della sezione ragazzi, e mi racconta che in occasione delle visite scolastiche mostra ai bambini i libri nelle altre lingue; questo piace molto ai bimbi stranieri e li rende orgogliosi, anche se poi leggono prevalentemente in italiano. Sempre durante le visite, insiste con i bambini sul fatto che la biblioteca offre anche tante cose che possono interessare i genitori, così che questi siano incuriositi e coinvolti. Inoltre, la biblioteca non iscrive i bambini la mattina della visita, ma li invita a tornare il pomeriggio con i genitori; per non mandarli via a mani vuote, però, la mattina della visita si fa un prestito “alla classe”. Questo sistema ha coinvolto i genitori, che sono diventati frequentatori della biblioteca. Fra le attività culturali mirate, cita il progetto “Valigia interculturale” in collaborazione con il Centro Interculturale, dicendo che si tratta di un progetto ben collaudato e ben riuscito, e le letture bilingui, realizzate coinvolgendo alcune mamme che leggono in arabo, in rumeno e in spagnolo. Utile anche la collaborazione con la scuola media, che con il progetto “La scuola delle mamme” offre alle stesse la possibilità di fermarsi a scuola due volte a settimana per le lezioni di italiano. Alla fine del corso è prevista la visita della biblioteca. Insomma, tanto lavoro con le scuole e con in bambini, con progetti e manifestazioni ad hoc si è rivelato proficuo.

In collaborazione con la ASL, infine, la biblioteca offre anche un progetto di accompagnamento alla gravidanza e al parto a cura dei Consultori familiari, con la presenza di mediatrici culturali; le donne incinte sono in gran parte straniere, arabe, rumene e cinesi, e con l’occasione conoscono la biblioteca e accedono anche ai servizi di prestito.

Le conclusioni che traggo da queste interviste sono semplici e chiare. Per prima cosa ho capito che non basta dotarsi di una collezione di testi in lingua, anche se questo aspetto è, a detta di tutte, essenziale. In secondo luogo è chiaro che bisogna lavorare molto con le comunità, aprendo la biblioteca a servizi nuovi, possibilmente in collaborazione con altri uffici e istituzioni. Gli esempi proposti dalle colleghe da questo punto di vista sono preziosi, ma sono anche evidenti i limiti di ciò che una singola biblioteca può fare senza il supporto di un ufficio centrale che organizzi, proponga, coordini e attivi collaborazioni e progetti ad hoc. La mia prossima mossa sarà quindi cercare un contatto con la mia direzione per valutare cosa fare, considerando sia le esigenze emerse sia le esperienze che le colleghe che ci hanno preceduto su questa via hanno generosamente deciso di condividere.

Flavia Muccini

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in progetti, strumenti e contrassegnata con , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...