Serata di letture Il Gioco del Mondo: com’è andata

Giovedì 20 gennaio, Villa Pallavicini, sono quasi le 9 e capisco che c’è qualcosa che non va: man mano che gli allievi delle classi di italiano se ne vanno, infatti, la sala si svuota.

Alle 21.20 è chiaro: siamo solo quattro gatti.

Ci guardiamo. Che fare? Si decide di fare lo spettacolo comunque. La serata si rivela piacevole, le letture sono nutrienti, di quelle che ti fanno venir voglia di rileggerle per masticarle a fondo (“Questa la voglio mettere sul blog” penso in un paio di casi), il cantautore è bravo.

Alla fine della serata Emanuela della Villa ci invita a sederci per una breve riunione, abbiamo previsto un’altra lettura il 2 febbraio, ma “Se riproponiamo la lettura araba in questa forma, non funzionerà – dice. Bisogna pensare qualcos’altro”. Dritta al punto come al solito Emanuela, e ha anche l’idea giusta. “Abbiamo qui due studenti arabi, perché non chiediamo a loro?” Li chiama, si avvicinano. “Senti, Wageh (Uaghì), tu ci verresti a una serata di letture arabe, magari un po’ in italiano e un po’ in arabo?” Silenzio. Wageh guarda l’amico, l’imbarazzo è palpabile. “Come si potrebbe organizzare una serata di cultura araba? Cosa si deve fare?”

– “Araba?” – risponde – “Di che nazione?”

Eh già. Ecco il primo errore, pensare ad una generica Cultura Araba. Ma quando li avvicini ti rendi conto che questi ragazzi si pensano egiziani, algerini, tunisini…

– “… che nazione?” ripetiamo inebetiti incassando il colpo. Ci riprendiamo velocemente, però, per dirci in breve quello che già sapevamo: in zona gli arabi sono soprattutto egiziani, alla Villa sono quasi tutti egiziani e in biblioteca lo stesso, quindi… Egitto sia!

– “E’ anche una questione di lingua” aggiunge Wageh, “Quando noi parliamo ci capiscono tutti, ma quando parlano algerini o tunisini, noi non capiamo. Parlano in dialetto”.

– Ah. “Beh, allora cosa bisogna fare per organizzare una serata egiziana?”

– “Ci vuole la musica, canzoni e musica per ballare” dice lui, e allora noi pensiamo a un format completamente diverso, musica e danze intervallate da letture. Come testi per le letture possiamo scegliere anche quelli delle canzoni. Cultura popolare, insomma. Ci piace. Anche gli amici della Madrugada sono subito d’accordo, perché quello che facciamo deve raggiungere l’obiettivo, altrimenti a che serve? Bravi, penso. Non era facile. Potevano star qui a lamentarsi e invece no, cambiano.

Si è fatto tardi, fra un po’ si chiude, si avvicinano gli ultimi studenti e operatori ancora in giro, alcuni fanno parte del Comitato Stranieri, uno propone una grande festa per tutti, coinvolgendo i danzatori boliviani, ne hanno già fatta una ed è andata molto bene. L’idea piace, anche i due ragazzi egiziani ora sorridono, si vede che la voglia di trovarsi e divertirsi supera le differenze di origine, e per noi va bene. Benissimo.

Flavia

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