Human book – Introduzione

Da oggi pubblicheremo sul blog la versione integrale delle sei storie raccolte tra gli abitanti di via Padova e dintorni. Sono le testimonianze di italiani e stranieri che vivono nello stesso quartiere e di cui vi abbiamo presentato brevemente le storie nelle scorse settimane.

INTRODUZIONE di Emanuela Manni

Nell’ambito del progetto “Vieni ci vediamo in biblioteca”, realizzato in collaborazione con la biblioteca Crescenzago l’associazione culturale Villa Pallavicini ha raccolto le testimonianze di sei abitanti del quartiere situato alla fine della via Padova in Milano.

L’intenzione era quella di avvicinare nuovi utenti alla biblioteca attraverso un percorso di racconto e valorizzazione della propria storia, scrittura e stampa della stessa e finale ricerca bibliografica, che sarà allegata in fondo al volume, che dimostri come la carta stampata, i testi a disposizione in biblioteca trattino spesso di argomenti attinenti le vite e gli interessi di ognuno. Uscire dallo stereotipo di biblioteca/luogo per specialisti, intellettuali per introdurre il concetto di biblioteca come luogo accessibile e aperto a tutti.

Crescenzago è un quartiere che ha visto avvicendarsi nel tempo una popolazione composta da milanesi, immigrati italiani, in particolare veneti e meridionali, ed ora immigrati provenienti da tutto il mondo.

Per questo i nostri protagonisti sono tre italiani e tre stranieri. Gli italiani: Carmen, Elvira, Giassi, tra i settantotto e gli ottantasei anni ci raccontano di un’Italia e di una Milano antica, povera, sconvolta dalla guerra e dalla fame. Gli stranieri, molto più giovani, da poco residenti nel nostro quartiere, ci aprono uno sguardo sui loro paesi di origine, la loro migrazione, la loro vita in Italia, i sogni, i progetti, le difficoltà. Le storie sono raccontate in modo semplice. Abbiamo scelto di utilizzare i loro linguaggi e le loro parole così come ce le hanno raccontate perché sono loro i veri protagonisti di questo lavoro. Persone diverse e lontane per età e paese di origine, il cui minimo comune denominatore di essere uomini ne intreccia le storie, e le porta, in tempi e luoghi diversi, ad affrontare le stesse esperienze e sfide, ad usare le stesse parole e ripercorrere gli stessi passi.

Il treno nasconde Vasile, il ragazzo rumeno, mentre più volte si introduce in Italia clandestinamente, porta Sidy, senegalese, da Bologna a Milano. Il treno lo porta e lo lascia a Milano, ultima fermata per fortuna, Sidy non avrebbe saputo leggere il nome della stazione. E’ ancora il treno a portare Carmen, originaria del Bellunese, in Svizzera per cercare lavoro e mandare i soldi a casa. Ed è ancora il treno che porta i genitori di Elvira da San Severo in provincia di Foggia a Sesto San Giovanni. Il treno lo prende tutte le settimane Marika per andare a trovare in prigione suo marito Roman.

Le famiglie di origine dei nostri protagonisti sono simili: tutte numerose, unite dall’affetto e dalle necessità: Elvira aveva cinque fratelli e una coppia di genitori che si amava molto, otto erano i fratelli di Carmen, il padre divideva con i partigiani il poco che avevano; la famiglia di Sidy è più numerosa, i suoi ricordi gioiosi: mangiavano tutti insieme e c’era un piatto grande per tutti i bambini perché erano veramente tanti. Vasile ha sei fratelli, i genitori in Romania a capo di una famiglia unita con tradizioni contadine.

Salta agli occhi la nostalgia che unisce tutti i nostri attori quando si parla delle loro famiglie di origine e del loro passato.

Perché il passato sembra essere stato migliore dell’oggi: nonostante tutta la misera eravamo più contenti di oggi, dice Carmen. Elvira ripete che ieri la vita era più spensierata, oggi non ci sono più valori né educazione. Anche Vasile, che è fuggito dal suo paese, quando ancora era comunista, per essere più libero, sostiene che adesso laggiù tutto è cambiato, ora non si combatte più per gli ideali e anche le famiglie non sono più unite come prima. Sidy poi davvero ci stava bene là, in Senegal. Giassi , l’eroe che ha combattuto per liberare l’Italia dai fascisti ora è pronto per una nuova battaglia perché l’Italia deve superare questo periodo.

Ci sorge un dubbio leggendo le loro storie: ma dove stiamo andando tutti? Sarà forse che prendiamo treni, ci spostiamo, cambiamo paese, rincorriamo il benessere ma alla fine ci restano solo rimpianti?

E’ proprio l’idea del benessere che è ribaltata nei nostri racconti.

I valori per cui ha combattuto Giassi, che gli tenevano compagnia nelle notti all’aperto mentre era partigiano sui monti , il senso della giustizia di Carmen che il padre gli ha inculcato, le serenate fatte sotto la finestra per rallegrare la giornata della madre invalida di Elvira, le quattro nonne di Sidy che lo tenevano con loro quando non voleva andare a scuola, sono forse queste le vere fonti di benessere per ognuno di noi?

La semplicità di una vita quotidiana fatta di stenti e di miseria ma piena di amore, solidarietà, vicinanza. Qualcosa per cui combattere, qualcosa in cui credere. La comunità contro l’individualismo, la condivisione contro l’egoismo.

Ed ancora, l’amore per il paese natio, per l’aria natia che ha, nell’immaginario di tutti, un valore speciale: a volte, come nel caso del marito di Carmen, può sanare, a volte come per il padre di Elvira sviluppa e risveglia la malattia, la silicosi. Un sapore intenso e forte che ha poteri magici. L’ombra di un baobab sotto il quale si scorge sempre la propria famiglia e se ne sente l’odore. L’immagine di tua madre, che immobile davanti alla porta di casa, sulla strada sterrata del tuo piccolo paese in Romania  ti guarda sparire mentre te ne  vai lontano.

Il parente malato, lo zio invalido di Carmen, la mamma paralizzata di Elvira, le nonne vecchie di Sidy, parte della famiglia. Nella famiglia. Risorse per la famiglia. Rispettati e accuditi dalla famiglia.

Il lavoro che negli anni rimane il valore più importante per tutti. Il lavoro come forma di identità, di libertà, di rispetto e dignità, di aiuto per i propri cari. Il lavoro che sposta tutti dal sud al nord dell’Italia , dal nord Italia alla Svizzera, dall’Africa all’Europa.

Il lavoro che negli anni ’40 e ’50 erano le grandi industrie che attiravano persone da lontano; la Pirelli che ha dato lavoro al padre ed alla sorella di Elvira e poi anche alla sorella di Giassi che a sua volta lavorava in Caproni. Il lavoro che a volte faceva ammalare di TBC come le compagne ed il marito di Carmen o di silicosi come il padre di Elvira ma che era una grande certezza. Ora rimane l’idea di un lavoro che diventa il sogno che sfugge, che si rincorre senza sosta, che dà ancora morte e malattia ma nessuna certezza.

Ed alla fine scopriamo con nostro grande stupore che le strade di ben cinque dei nostri intervistati si sono incrociate in prigione: tre a San Vittore: Carmen, Giassi e Roman; uno in Germania, Vasile;  Sidy sempre a Milano in una caserma. Periodi brevi, Carmen un mese, Giassi due volte , la prima volta sei mesi la seconda due mesi. Vasile è stato tre mesi in una prigione tedesca. Sidy due giorni e una notte in una caserma di Milano senza mangiare né bere né poter andare in bagno. Roman è il più sfortunato. Starà in una prigione italiana per almeno otto anni. Nessuno di loro ha commesso reati che giustifichino la detenzione. Anzi per molti stiamo parlando di vite esemplari. Sidy e Vasile e Roman sono finiti in prigione semplicemente perché stranieri. Carmen e Giassi perché amavano la libertà e la giustizia.

E allora ci viene un sospetto: che troppo spesso, in questo nostro mondo, povertà, miseria, lotta e giustizia si associno nel corso della vita alla galera . Alla detenzione, alla privazione della libertà, all’umiliazione. Una sorta di carcerazioni preventive per sedare la forza e il desiderio di riscatto.

Nella lettura dei racconti che seguono troverete parole semplici e brevi episodi a raccontare di vite speciali di umile e povera gente che ha combattuto per costruirsi un futuro e che nel loro rimpianto per il passato forse racchiudono tutta la saggezza di questa folle corsa verso un futuro incerto per tutti. Abitanti dello stesso quartiere che si guardano quotidianamente con diffidenza senza sapere che le loro storie sono incredibilmente simili. Pare ci sia solo una sfalsatura nel tempo: un copione che si ripete a distanza di anni ma le cui premesse lasciano intravedere uno stesso finale.

Buona lettura a tutti!

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in progetti e contrassegnata con , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...